caduta-capelli-donna-calvizie-femminileI capelli, oltre a influenzare l’attrattiva del viso, rappresentano per le donne un mezzo di seduzione e, in quanto tale, sono intimamente legati al benessere psicofisico.
Per di più, la calvizie femminile socialmente è assai meno accettata di quella maschile.
Di conseguenza, la caduta dei capelli per una donna è motivo di grave disagio, con pesanti ripercussioni dal punto di vista psicologico.

La calvizie, o alopecia che dir si voglia, consiste nella perdita dei capelli, che può essere limitata ad alcune aree del cuoio capelluto, oppure diffusa.
eppure un problema che affligge più donne di quante si è portati a credere.
(In Italia si calcola che più del 25% di donne sia afflitta, in misura diversa, da un tale problema).
Occorre comunque chiarire che, entro certi limiti, la caduta dei capelli, nelle donne come pure negli uomini, rientra nel normale ricambio fisiologico legato al ciclo di ricrescita, equiparabile al cambio di pelo negli animali (la cosiddetta muta).
Già, perché i nostri capelli non crescono in maniera continuata, ma per cicli.
La fase durante la quale il capello cresce attivamente è detta “fase anagen” e può durare da 1 a 4 anni.
In questa fase il bulbo pilifero produce la fibra del nuovo capello che s’accresce di circa 1 cm al mese.
Segue la fase catagen, che va dalle 2 alle 3 settimane e costituisce lo stadio finale della formazione del capello.
Il follicolo si ritrae dalla superficie del cuoio capelluto, mentre il capello cessa di crescere per entrare nello stadio di riposo.
La terza e conclusiva fase del ciclo, denominata “telogen” corrisponde al periodo di riposo.
Il capello, ultimata la crescita, rimane attaccato al follicolo ancora per circa 3 mesi, al termine dei quali finisce per cadere.
Allora che può ripartire una nuova fase anagen.

Ogni giorno perdiamo naturalmente tra i 50 e gli 80 capelli, in definitiva quelli che hanno concluso il proprio ciclo vitale e che verranno rimpiazzati dai nuovi.
Può accadere, tuttavia, che la perdita di capelli talora superi i normali limiti fisiologici, finendo per divenire problematica e, in taluni casi, portare persino alla calvizie

Calvizie femminile classificazione

Il primo a classificare (in tre gradi) la calvizie femminile è stato Ludwig nel 1977, in base alla diminuzione della densità dei capelli sul cuoio capelluto.
Tale classificazione, oggi superata, ha comunque rappresentato il punto di partenza per successive classificazioni.
Attualmente la classificazione di riferimento è quella elaborata dallo studioso Savin nel 1994. Questa classificazione suddivide i tre gradi della scala Ludwig in sottofasi, rappresentando con maggior precisione gli stadi di avanzamento della calvizie.

Calvizie femminile come si manifesta

La calvizie femminile inizia con un cambiamento dei capelli nell’area centrale del cranio, che da lunghi, corposi e ben pigmentati, diventano corti, esili e spenti.
I capelli finiscono, in definitiva, per miniaturizzarsi, assumendo l’aspetto di peluria. Dopodiché cominciano a cadere, senza tuttavia venire rimpiazzati dai nuovi; da qui il diradamento.
Comunque, anche nei casi più severi, è piuttosto improbabile che le donne diventino totalmente calve come, viceversa, può accadere agli uomini..

Calvizie femminile cause

L’eziologia della calvizie femminile è varia. La perdita di capelli nelle donne, difatti, può costituire una malattia a se stante, ovvero il sintomo di una patologia sottostante, o anche un evento transitorio determinato da situazioni particolarmente stressanti, come pure dall’assunzione di particolari farmaci.

Vediamo qui alcune delle più frequenti cause che possono provocare la caduta dei capelli nella donna

Calvizie femminile da alopecia androgenetica

Diversamente dall’uomo, il fattore ereditario nella donna ha una rilevanza minore, come pure lo squilibrio di ormoni androgeni.
Pur tuttavia esiste una forma di alopecia androgenetica femminile che si manifesta con diradamento di capelli dovuto verosimilmente proprio all’azione degli androgeni che con l’avanzare dell’età e il raggiungimento della menopausa, possono aumentare di livello.
Rappresenta la causa più comune di calvizie femminile.
Si tratta di un fenomeno di natura costituzionale su base ereditaria che colpisce le donne principalmente dopo la menopausa, allorché si verifica un calo di ormoni femminili (estrogeni e progesterone) con preponderanza di ormoni maschili (androgeni).
L’alopecia androgenetica è causata difatti dalla peculiare sensibilità dei bulbi piliferi riguardo agli ormoni maschili che svolgono un’azione devitalizzante su di essi.

Calvizie donna da telogen effluvium

Non si tratta in realtà d’una vera e propria malattia, quanto di un’anomala perdita di capelli a seguito di un evento stressante, fisico o psichico, come può essere la gravidanza, un intervento chirurgico, una considerevole perdita ponderale, o anche l’effetto indesiderato di alcune terapie
Consiste in un temporaneo aumento di capelli che cadono in fase telogen.
Tale processo è la conseguenza di un accelerato passaggio dalla fase anagen a quella catagen ed infine alla fase telogen.
La caduta riguarda l’intero cuoio capelluto

Calvizie femminile da squilibri ormonali

Problemi ormonali di varia natura possono alterare il ciclo vitale dei capelli e quindi provocarne la perdita.
A volte il fenomeno è correlato a disfunzioni della tiroide (una ghiandola endocrina posta alla base del collo), quali l’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo.
Bassi o elevati livelli ematici di ormoni tiroidei possono causare perdita di capelli e calvizie nella donna.

Altre volte può dipendere dalla sindrome da ovaio policistico.
Questa sindrome, caratterizzata da presenza di cisti alle ovaie, crea uno squilibrio ormonale che innalza i livelli di ormoni androgeni al di sopra della norma.
Il che può portare non solo alla perdita di capelli, ma anche a comparsa di peluria, problemi di ovulazione, incremento ponderale, acne, assenza di mestruazioni.

Calvizie femminile da lupus eritematoso sistemico (LES)

Il lupus eritematoso sistemico è una malattia del sistema immunitario che finisce per attaccare erroneamente vari organi e tessuti.
Se sono coinvolti i follicoli piliferi dei capelli e la cute del cuoio capelluto, potrà aversi perdita più o meno severa di capelli.

Calvizie femminile da sifilide

La sifilide è una malattia trasmissibile sessualmente, provocata dall’infezione del batterio Treponema pallidum.
Tra i suoi sintomi, la caduta dei capelli.

Calvizie femminile da carenze nutrizionali

Pare che la perdita di capelli in molte donne che non hanno superato la soglia dei 50 anni, sia dovuto a carenze alimentari di vario genere che provocano l’indebolimento della capigliatura.
Anzitutto va considerata la carenza di ferro, che può essere massimamente dovuta ad anemia o a un ciclo mestruale abbondante.
La carenza di ferro è in grado d’indebolire parecchio i capelli
Tra le possibili carenze, annoveriamo anche quelle di rame, zinco, lisina, vitamina D, nonché un insufficiente apporto proteico.

Calvizie femminile da dieta drastica e calo ponderale

Una drastica dieta dimagrante, oltre a un plausibile calo ponderale, apporterà anche squilibri nell’organismo con conseguenti effetti negativi fra cui, per l’appunto, la perdita di capelli.
Ciò accade perché l’organismo va in deficit d’alcuni nutrimenti fondamentali, come vitamine, proteine, oligoelementi.
La buona notizia è che i capelli, una volta ripresa un’alimentazione sana ed equilibrata, dovrebbero tornare a crescere regolarmente.

Calvizie femminile post-parto

In gravidanza, a causa dell’aumento degli estrogeni, la fase anagen viene prolungata e la capigliatura diviene folta e lucente.
Dopo il parto, tuttavia, la brusca modifica dell’assetto ormonale (che torna allo stato antecedente la gravidanza), rovescerà la tendenza, sicché molti capelli in fase anagen entreranno in fase catagen, e quindi in telogen, dando il via a una copiosa, quanto transitoria caduta, definita defluvium telogenico.
La caduta avrà una durata di due o tre mesi circa, sino alla regressione spontanea.

Calvizie femminile dopo interventi chirurgici

A seguito d’interventi chirurgici particolarmente impegnativi, specie se contraddistinti da pesante sedazione e da notevole perdita di sangue, le donne possono andare incontro a una intensa caduta di capelli.
La ricrescita avverrà di solito nel giro di 4 mesi.

Calvizie femminile da stress

Un periodo di stress intenso, così come stati ansiosi e depressivi, possono portare a un diradamento repentino dei capelli (alopecia psicogena) che può anche protrarsi per diversi mesi.
Onde evitare che ciò accada, o per porvi rimedio, è importante anzitutto imparare a rilassarsi, magari avvalendosi di qualcuna delle tante tecniche di distensione come la meditazione, il training autogeno, la musicoterapia.

Calvizie femminile da prodotti aggressivi

La perdita di capelli può essere causata da un utilizzo eccessivo di prodotti contenenti sostanze particolarmente aggressive che possono danneggiare i follicoli, limitando in tal modo la crescita dei capelli.
Consigliabile pertanto, per qualsivoglia tipologia di trattamento, l’utilizzo di prodotti non aggressivi.

Calvizie femminile da acconciature costrittive (Alopecia da trazione)

Le code di cavallo troppo serrate, le estensioni, le trecce, o altre acconciature particolarmente costrittive, possono traumatizzare i capelli, provocandone l’eccessiva caduta o, come minimo, la rottura.
È preferibile, dunque, di tanto in tanto lasciare sciolti i capelli.

Calvizie femminile da patologie varie

Calvizie femminile da psoriasi del cuoio capelluto

Se la psoriasi del cuoio capelluto è severa, può causare la caduta dei capelli che tuttavia potranno riprendere a crescere a seguito d’un trattamento adeguato.

Calvizie femminile da alopecia areata

Si tratta di una patologia a presumibile base autoimmune che provoca la caduta dei capelli a chiazze.
Ciò è dovuto al sistema immunitario che, erroneamente, attaccherebbe e danneggerebbe in maniera transitoria e circoscritta a zone, i follicoli.
In genere, trattandosi di un evento passeggero, i capelli ricresceranno in un tempo relativamente breve (tra sei mesi e un anno).

Calvizie femminile da follicolite

La follicolite è un’infiammazione locale dei follicoli dei capelli.
Se l’infiammazione è seria, può arrivare a danneggiare in maniera permanente i follicoli, generando piccole aree glabre.
Pur esistendo forme non-infettive, in genere causate da prodotti che applicati sulla cute finiscono con l’ostruire i follicoli, quasi sempre la follicolite è provocata da un’infezione batterica, per la quale si rendono necessari trattamenti specifici.

Calvizie femminile da infezioni del cuoio capelluto

Le infezioni più frequenti sono causate da miceti o funghi come i trichophyton, gli epidermophyton ed i microsporum che provocano la Tinea capitis, nome scientifico per definire la tigna, patologia che si manifesta sul cuoio capelluto annoverando tra i suoi sintomi oltre a prurito e arrossamenti, la caduta dei capelli e la calvizie.

Da notare che la tinea capitis il più delle volte non può essere curata solo localmente con creme antimicotiche, ma occorrono farmaci antimicotici assunti per via sistemica, talora anche per diversi mesi.

Calvizie femminile da dermatite seborroica

La dermatite seborroica, tipica malattia cutanea, allorché riguarda il cuoio capelluto, può portare a una provvisoria perdita di capelli.
Sono disponibili diversi trattamenti per contrastarla.
Il più semplice consiste nell’utilizzo di prodotti antiforfora.

Calvizie femminile diagnosi

Il dermatologo, al fine di formulare una precisa diagnosi, si avvarrà della storia clinica e familiare della paziente, dell’esame obiettivo, del pull test dei capelli (la prova di strappo di una ciocca di circa 100 capelli), della biopsia del cuoio capelluto, del test per la sifilide. E non solo.
La maggior parte dei casi richiederà indagini cliniche volte a verificare la presenza d’eventuali anemie (emocromo completo, dosaggio del ferro e della ferritina), a controllare la funzionalità tiroidea (dosaggio degli ormoni T3, T4 e TSH), a delineare il quadro ormonale completo (dosaggio del testosterone, DHT, prolattina, ormone follicolare ed ormone luteinizzante).

Calvizie femminile rimedi farmacologici, chirurgici e naturali

Terapie farmacologiche

Essendo le cause della calvizie femminili molteplici, il primo passo per un corretto trattamento sarà quello d’una corretta diagnosi.
Nel caso di alopecia androgenetica, ove non sia presente una patologia sottostante, la terapia di solito prevede l’utilizzo di farmaci anti androgeni, in grado di limitare la produzione di androgeni da parte delle ovaie. (Di solito anticoncezionali non contenenti progestinici in quanto questi ultimi potrebbero aggravare il problema).

Recenti studi hanno inoltre confermato l’utilità della finasteride, un farmaco in grado di contrastare l’azione dell’enzima 5-alfa-reduttasi di tipo II, responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone, causa della caduta dei capelli.
Utilizzato anche per il trattamento dell’alopecia androgenetica maschile, nella donna i dosaggi dovranno essere maggiori e i tempi di trattamento più lunghi (6-12 mesi).
La finasteride è solitamente ben tollerata e non presenta effetti collaterali di rilievo, tuttavia è assolutamente controindicata in gravidanza.

Se la calvizie è invece dovuta ad una preesistente patologia, si provvederà a curarla e, se possibile, a sanarla, o quantomeno a mantenerla sotto controllo.

In attesa di una terapia, al momento in fase sperimentale, che utilizzi cellule staminali, a tutt’oggi l’unico farmaco di comprovata efficacia nello stimolare la ricrescita dei capelli è il Minoxidil.
A condizione, beninteso, che i follicoli, ancorché sofferenti, siano ancora vitali.
Utilizzato dapprima per via sistemica, nella terapia dell’ipertensione, si è potuto accertare, tra i suoi effetti collaterali, l’ipertricosi, ovverosia l’eccessiva crescita di peli.
Da ciò, l’intuizione d’impiegarlo in soluzione acquosa e in percentuale di norma del 2% da applicare direttamente sul cuoio capelluto, in modo da stimolare la ricrescita dei capelli.

Tecniche chirurgiche

Trapianto di capelli.
Consiste nel prelevare piccole areole di cuoio capelluto e relativi bulbi piliferi dalle aree ricche di capelli e trapiantarle nelle zone glabre.
Il trapianto di capelli costituisce ad oggi una delle poche soluzioni praticabili in presenza di atrofia diffusa dei bulbi piliferi.

Riduzione delle aree glabre.
Consiste nell’asportare chirurgicamente le aree glabre, quindi prive di follicoli piliferi, per ricoprirle con normale cuoio capelluto prelevato da aree adiacenti.

Rimedi naturali

Esistono in commercio numerosi prodotti naturali o pseudo tali, che svariano dalle lozioni agli integratori.
Pur tuttavia, malgrado le promesse, per gran parte di essi non esistono evidenze scientifiche che ne attestino la reale efficacia.

Un ruolo importante per la salute della capigliatura spetta in ogni caso all’alimentazione. Il quotidiano apporto alimentare non dovrebbe mai far mancare aminoacidi, vitamine, come la B6 e la B12 e le antiossidanti A, C ed E, nonché minerali come il ferro, lo zinco e il calcio.

Uno stile di vita salutare che preveda un’alimentazione sana e bilanciata, può dunque essere di notevole aiuto.
Così come può esserlo una corretta igiene del cuoio capelluto che escluda trattamenti cosmetici inadeguati e sfibranti.

Siamo i collaboratori di Voletevi Belli. Sempre alla ricerca di soluzioni per aumentare il benessere e la qualità vita.

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